Senza verità
Non esiste altro che un mondo fatto di storie, ma alcune sono ritenute talmente vere che non sembrano nemmeno storie: hanno preso il posto della realtà e nessuno le mette più in discussione. Lo sostiene il teologo John Dominic Crossan, che in un suo libro spiega come l'autore delle celebri parabole divenne egli stesso una parabola, ovvero una favola.
E' tutto finto, dunque, a partire dalla verità? "Vero" si dice, sin dagli "Analitici" di Aristotele, solo di un'asserzione, della tipica forma "S è P". Una domanda non può essere vera: è semmai bene o male formulata. Lo stesso si può dire di una preghiera o di un ordine: sono atti linguistici diversi da un'affermazione. Alla domanda "Usciamo insieme stasera?" non ha molto senso rispondere "E' vero" oppure "E' falso". La risposta "sì" o "no" non mette in discussione la teoria della verità, ma solo la corrispondenza tra una richiesta e uno stato di fatto. Ma che cosa garantisce che la verità sia vera? Nulla. Nemmeno ci si pone la domanda. Che la verità sia vera, lo si dà per scontato. Ed è grazie a un presupposto così forte e indiscusso che si può rivolgere l'attenzione ad altro, chiedendo se è vero o no, con la certezza di poterlo stabilire.
Che la verità sia vera, tutti lo riconoscono. Il consenso è universale e indiscusso. Mai è stato espresso un consenso esplicito da parte di tutti gli esseri umani: quel che conta è che lo si creda.
Nessuno si presenterà mai per contestare che il fatto che "S è P" sia vero, perché si ritiene che sia evidente.
Il consenso universale, così, è evidente solo per assurdo.
Questo discorso sulla verità, però, è solo all'inizio.
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